Un po' di storia - Mani Unite Mozambico

Un po' di storia

Dall'adozione spirituale all'adozione a distanza
 
Non è semplice fissare una data precisa di inizio del fenomeno delle adozioni a distanza. Una forma di adozione spirituale era già nota all’inizio del Novecento con il sostegno dei seminaristi nel mondo, a cura della Pontificia Opera di S.Pietro Apostolo, che ancora oggi si occupa della formazione dei sacerdoti nel mondo.

Altre forme di adozioni a distanza finalizzate ad un progetto compaiono alla fine degli anni Cinquanta ad opera del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) che lancia negli Stati Uniti il Foster Parents Mission Club (Club missionario dei genitori adottivi) con il proposito di sostenere a distanza i bambini orfani delle missioni in Birmania.
Ma c’è chi sostiene che le prime forme di adozione a distanza risalgono, sempre in ambito statunitense, agli anni successivi alla guerra del Vietnam per aiutare i bambini vittime del conflitto.

In Italia le prime forme di adozione a distanza nascono negli anni successivi al Sessantotto con il sorgere di movimenti e gruppi, anche ecclesiali, che s’impegnano nel campo della giustizia e della solidarietà con i Paesi in via di sviluppo.

La crescita del fenomeno dell’adozione a distanza è abbastanza graduale sino verso la metà degli anni Ottanta. In questo periodo, in concomitanza con la crisi dello Stato assistenziale e della cooperazione internazionale, si osserva una rapida evoluzione: diminuendo sempre più l’intervento dello Stato nel sostegno ai Paesi in via di Sviluppo, la solidarietà con il Sud del mondo cerca altre strade e un’alternativa viene individuata nell’adozione a distanza che conosce un grande successo e si afferma come una nuova forma di solidarietà.
Oltre alle congregazioni religiose, scendono in campo anche le associazioni laiche, gli enti morali e le organizzazioni non governative (Ong).

Un primo vero riferimento che si rifà all’adozione a distanza si ha nel 1995 con l’enciclica di Giovanni Paolo II Evangelium Vitae dove l’adozione a distanza viene evidenziata come forma di soldiarietà e diviene lo strumento da privilegiare in situaizoni di disagio economico e familiare.

Oggi in Italia sono centinaia gli organismi attivi nel settore, dalle piccole realtà parrocchiali alle grandi multinazionali della solidarietà. Pur costituendo un panorama eterogeneo, dìverse organizzazioni hanno sentito l’esigenza di unirsi in coordinamenti, uno dei quali è la Gabbianella, nata nel 1997.

C’è da sperare che l’adozione a distanza non perda la spinta che ha permesso una così grande diffusione e che mantenga inalterata la sua origine: quella di essere espressione di solidarietà verso chi ha gli stessi diritti dei nostri figli ma non ha le stesse possibilità per realizzarli.
 
 

Adozione o sostegno?

Molti organismi preferiscono utilizzare il termine “sostegno a distanza”, una definizione che sposta l’attenzione sulla gratuità che anima questo gesto di solidarietà e suggerisce una solidarietà più distaccata, mentre noi preferiamo la definizione di “adozione a distanza” che parla più al cuore e allude ad un legame anche spirituale tra adottato e donatore.
L’adozione a distanza non deve infatti esaurirsi nell’ambito dell’aiuto economico ma deve portare ad un coinvolgimento attivo, ad un percorso personale di revisione del proprio stile di vita e di condivisione con il Sud del mondo, di cui il beneficiario diviene in qualche modo l’immagine. 

Le realtà che si dedicano all'adozione a distanza sono numerose e ognuna opera con particolri criteri. Chi sceglie questa forma di solidarietà ha il diritto di sapere che il contributo viene usato bene e senza sprechi. Ma quali sono le certezze che deve avere un donatore prima di aderire ad un programma di sostegno?
 
Ecco dieci consigli che aiutano ad avere le idee chiare.
Vai al decalogo.

 

 
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