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Cabo Delgado: la ferita aperta del Mozambico



Il Mozambico settentrionale è oggi un luogo di contrasti violenti e dolorosi.

La provincia mozambicano di Cabo Delgado, terra di spiagge incontaminate e cultura Swahili millenaria, è diventata da alcuni anni l'epicentro di una complessa crisi umanitaria.


Non si può capire la violenza odierna guardando solo al jihadismo globale. L'insurrezione, guidata dal gruppo localmente noto come al-Shabaab  (senza legami diretti con l'omonimo gruppo somalo, ma affiliato allo Stato Islamico - IS-Mozambique), affonda le sue radici in decenni di emarginazione socio-economica.



La scoperta di grandi giacimenti di gas naturale nel bacino del Rovuma ha aggravato le tensioni. La  popolazione di Cabo Delgado, prevalentemente musulmana, si è sentita esclusa dai benefici economici gestiti dall'élite politica di Maputo.

I giovani locali hanno visto arrivare multinazionali e ricchezza, rimanendo però senza lavoro, senza formazione e spesso espropriati delle loro terre di pesca e agricoltura. Il radicalismo religioso ha trasformando il risentimento sociale in una guerriglia brutale che dura dal 2017.



Una popolazione in fuga

La conseguenza più tragica è l'impatto sui civili. La brutalità degli attacchi, che spesso includono uccisioni e incendi di interi villaggi, ha generato grandi masse di sfollati  (deslocados).

Molti hanno cercato rifugio nel capoluogo provinciale Pemba e nella vicina provincia di Nampula, sovraccaricando infrastrutture già fragili. Le famiglie degli sfollati, oltre ad aver perso la casa, sono disperse e tutte le attività locali, basate sulla pesca e sull'agricoltura di sussistenza, sono state interrotte.



Perché l’ENI resiste?

In questo scenario, la posizione dell'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi - il gigante energetico italiano) rappresenta un'anomalia positiva e strategica. Mentre altri fuggivano, l'ENI ha continuato a produrre ed esportare il gas naturale. La risposta sta nella tecnologia adottata:  la piattaforma dell'ENI è galleggiante e si trova a decine di chilometri dalla costa. Questo la rende una fortezza inaccessibile per i guerriglieri. Non dipendendo da infrastrutture terrestri, l'ENI ha potuto avviare l'export di gas per un periodo 20 anni (iniziato nel 2022), garantendo entrate vitali per il governo mozambicano e sicurezza energetica per l'Europa per sostituire il gas russo. Inoltre, l'Eni sta valutando seriamente una seconda piattaforma galleggiante per aumentare l’esportazione di gas.


Oltre all’ENI vi sono due altre compagnie che, a differenza dell’Italia, hanno gli impianti sulla terraferma e hanno dovuto fermarsi dopo gli attacchi ravvicinati: la Total (Francia) e la ExxonMobil (USA).



La presenza della Total è uno dei motivi per cui il Ruanda è intervenuto militarmente. Sebbene non ufficialmente confermato, è noto che esiste un asse diplomatico tra Parigi e Kigali. La Francia vedrebbe positivamente l'azione protettiva dell'esercito ruandese che di fatto protegge anche gli interessi della compagnia francese.



La ExxonMobil (USA) ha adottato una politica di attesa. Non si muoverà finché la sicurezza non sarà garantita. Il progetto è tecnicamente pronto ma politicamente congelato.

Questo atteggiamento riflette anche la prudenza diplomatica americana nella regione, che si limita al supporto nell'addestramento militare, senza un coinvolgimento diretto come quello dell’esercito ruandese.


Tuttavia, la presenza del Ruanda ha indebolito il governo mozambicano: prima dell’arrivo dell’esercito ruandese, Maputo cercava di gestire la sicurezza tramite mercenari (i russi del Gruppo Wagner e i sudafricani del DAG) ma senza successo. Con l’arrivo del Ruanda, il governo mozambicano ha dimostrato di non essere in grado di proteggere il proprio territorio e le Compagnie hanno smesso di guardare a Maputo come al garante della propria sicurezza: le Compagnie (specialmente la Total) usano la presenza del Ruanda come condizione per rimanere.

Il governo di Parigi non poteva inviare i propri soldati a difendere un'azienda  francese per non essere accusato di neocolonialismo. Il Ruanda, d’altra parte, non è in Mozambico per beneficenza: sebbene non si vedano i dettagli finanziari, quelli economici sono ben visibili: il Ruanda sta espandendo l’influenza economica in Mozambico.



Quale futuro?

Questa situazione pone una domanda inquietante per il futuro: cosa succederà se un giorno gli interessi di Kigali e quelli di Maputo dovessero divergere? 

Il futuro della provincia di Cabo Delgado è appeso a un filo. L'intervento militare del Ruanda ha recuperato territorio, ma l'insurrezione si è trasformata in una guerriglia mobile e imprevedibile.


Il gas sarà una benedizione solo se i proventi verranno usati non per arricchire l'élite di Maputo o finanziare la guerra, ma per ricostruire il tessuto sociale del nord. Senza sviluppo inclusivo, nessun esercito potrà garantire la sicurezza eterna degli impianti, e l'Eni rimarrà l'unica isola felice in un mare di instabilità.


 
 
 

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