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L' ecatombe che non c'è stata

“La preannunciata ecatombe da Covid in Africa non c’è stata”.

Con questa premessa due giornalisti esperti d’Africa, Angelo Ferrari e Freddie del Curatolo, raccontano gli sviluppi e gli effetti del coronavirus nel continente africano nel settore sanitario, economico, politico e socio-culturale.

In Africa le previsioni tragiche che molti temevano, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non si sono verificate nonostante i sistemi sanitari deboli, i governi autoritari e le molte fragilità.

“Sarebbe impensabile chiudere un miliardo di persone in casa”, affermano gli autori “perché casa spesso significa unicamente un giaciglio e quattro pareti, di fango o lamiera che lo delimitano”.

La narrazione di Ferrari e del Curatolo si muove su due piani, alternando numeri a storie, percentuali a esperienze, ricorrenze e profili. E propone, con una visione spesso aiutata dalla lente della storia, sia esempi negativi che estremamente positivi di gestione della pandemia. Come quello del Senegal, secondo Paese al mondo per capacità di affrontare le minacce portate dal Covid, preceduto solo dalla Nuova Zelanda; o quello del Sudafrica, sulla cui testa pende ora la scure della recessione.


In questo senso il coronavirus diventa quasi una sorta di pretesto per gettare una nuova luce sugli eterni problemi e sulle nuove opportunità che l’Africa si ritrova ad affrontare e che spesso l’Occidente tende a dimenticare per via di strategici interessi geopolitici.

Dalle pagine fuoriescono così le anomalie “democratiche” imposte dai regimi dittatoriali di lunga data che, oggi, si servono della pandemia per rafforzare la loro leadership e mettere a tacere il dissenso.


Nel libro si fa riferimento anche alle le questioni economiche, condizionate dalla forte ingerenza della Cina che si muove in Africa anche in tempo di pandemia. I rifornimenti di strumenti protettivi, tamponi e, infine, vaccini, sono merce di scambio preziosa per continuare a stringere affari di qualunque tipo e che danno la possibilità a Pechino di allungare ancor più la sua mano sul continente.


L’Africa, terra di preghiere e profonda spiritualità, richiama tutte le sue più antiche e tramandate tradizioni per provare a opporsi al dilagare del coronavirus. Medicamenti, pozioni, stregonerie accompagnano i malati in un doppio percorso di cura che si affida anche al passato per combattere le ben note carenze di strutture e personale specializzato. Questo è forse uno degli aspetti più curiosi del libro perché le “antiche credenze rendono meno tremenda la povertà” e mostra la capacità di resistenza di popolazioni abituate “a sfruttare ciò di cui si dispone”.