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Mozambico: 15 giorni fa il ciclone


A due settimane dal passaggio del ciclone, la vastità del disastro è visibile in tutta la sua portata. Le vittime accertate sono oltre 800 ma la cifra viene ritoccata quotidianamente. man mano che si scoprono altre vittime.


Il ciclone è arrivato nella notte tra il 14 e il 15 marzo: non era imprevisto, le autorità avevano avvisato la popolazione del pericolo imminente. La sera del 14 marzo il vento ad oltre 200 chilometri orari ha cominciato a spazzare via tutto. “La tempesta è durata venti ore - ha dichiarato un volontario di Mani Unite - i condizionatori sono stati strappati via dai muri e scaraventati sui tetti delle case vicine, nessuna porta o finestra ha resistito alla violenza dell’uragano, le tegole dei tetti sono entrate nelle case e sono stati usati i materassi come scudi per non essere colpiti da oggetti e vetri. Gli animali domestici sono volati per aria e sono rimasti appesi sui rami o incastrati tra le macerie. Interi villaggi sono scomparsi insieme ai loro abitanti".

Ecco il bilancio del disastro provocato dal ciclone Idai aggiornato al 31 marzo:

1.684.000 sfollati

586 vittime

1.876 feriti

91.000 abitazioni distrutte o gravemente danneggiate e interi villaggi scomparsi

525.000 ettari di terreno agricolo andati persi.

Nella città di Beira, capoluogo della regione devastata dal ciclone, l’80% delle case e attività commerciali sono state scoperchiate e migliaia di alberi lungo le vie della città sradicati. Attualmente sono in corso interventi di pulizia delle strade, l’energia elettrica mentre le comunicazioni telefoniche sono state ripristinate.


Una catastrofe climatica


Il segretario generale dell’Onu, in occasione di un appello rivolto alla comunità internazionale, ha definito il passaggio del ciclone Idai sulla parte centrale del Mozambico, Malawi e Zimbabwe “una delle peggiori catastrofi legate al clima nella storia dell’Africa e un campanello d’allarme sui cambiamenti climatici, in particolare in paesi vulnerabili, sprovvisti di infrastrutture e fondi per difendersi”. Il più colpito, perché più esposto, è stato il Mozambico. Il segretario generale generale ha affermato che sono state distrutte strutture per oltre un miliardo di dollari.


Gli accordi di Parigi


Per fronteggiare gli effetti di eventi atmosferici di grande impatto, "la risposta umanitaria non è abbastanza” afferma Care, una Ong con base in Svizzera che in questi giorni lavora per fornire aiuti di emergenza alle popolazioni colpite dal ciclone Idai in Mozambico. "Dobbiamo fare pressione sui politici per attuare gli impegni di Parigi per il sostegno ai Paesi vulnerabili nel far fronte agli effetti del cambiamento climatico", si legge in una nota pubblicata dall'organizzazione. "Le economie avanzate si sono impegnate per mobilitare finanziamenti da 100 miliardi di dollari per aiutare i Paesi vulnerabili ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico. Ma sono pochi i Paesi che rispettano questo accordo".


La vulnerabilità di Beira


Particolarmente indifese sono le città costiere del Mozambico come Beira, 500mila abitanti, distrutta per l’80%. Questa città si era dotata di un sistema di protezione dagli effetti del cambiamento climatico finanziato dalla Banca Mondiale: il sistema ha funzionato contro le alluvioni causate dalle piogge di dicembre e gennaio 2018, ma non ha resistito al ciclone che, afferma il sindaco Daviz Simango “ha devastato tutto quello che era stato costruito in oltre 100 anni”.

Le immagini via satellite hanno mostrato zone estesissime allagate ed evidenziato la formazione di un nuovo lago lungo 125 chilometri.


Il colera


Il governo del Mozambico ha dichiarato ufficialmente la presenza di casi di colera. “Data l’enorme quantità di acqua che ha attraversato la città durante il ciclone e il volume dei danni che ha causato, non sorprende che emergano malattie trasmesse dall’acqua come il colera, perché le persone sono state costrette a bere acqua contaminata”, ha affermato il coordinatore di Medici Senza Frontiere. “Stiamo lavorando per supportare un sempre maggior numero di unità di trattamento del colera e valutando con il ministero della Salute la possibilità di un’ampia vaccinazione nell’area”. I casi ad oggi accertati sono 298.



Bambini dispersi


Oltre la metà delle persone colpite dal ciclone sono minori, stima l’Unicef. «Si parla di un milione di bambini colpiti su un totale di un milione e 800mila vittime, ma sono numeri non confermati, ci sono interi distretti ancora sommersi dall’acqua, quindi non raggiungibili». Dopo il ripristino di un ponte che collega Beira al resto del Paese, le persone che vivono celle zone rurali, di dirigono verso la città in cerca di alimenti e cure. Molti bambini non hanno ancora trovato i genitori.


L’aiuto italiano


Il governo italiano ha risposto all’appello che il Mozambico ha rivolto alla comunità internazionale.

Il 25 marzo dall’aeroporto militare di Villafranca è decollato un volo dell’Aeronautica militare con un ospedale da campo: a bordo 27 medici della Regione Piemonte, che hanno raggiunto i 13 sanitari partiti il giorno precedente da Pisa. Negli stessi giorni sono partiti anche alcuni voli dalla base di pronto intervento delle Nazioni Unite di Brindisi con aiuti umanitari della Cooperazione italiana: 12 tonnellate di cibo, attrezzature sanitarie, tende, coperte e generatori di corrente.

Sul posto sono impegnati anche gli esperti del Dipartimento della Protezione Civile per coordinare le operazioni con le autorità locali e internazionali. A prenderli in consegna a Beira sono stati gli operatori dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).



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